Lecce-San Foca (PRESIDIO NO TAP)

Ultimo giorno di Manifatture Knos. Oramai ci sentivamo a casa nello spazio, occupandone una buona parte senza farlo a posta, e vi assicuro che è un locale immenso, ma noi No Tav abbiamo seri problemi di occupazione degli spazi, dunque nessuno si è scandalizzato.
Francesco ci preleva con la sua Tall bike e insiste per farci visitare Lecce. Noi non ci opponiamo e lo seguiamo per le strade di una città più particolari del mediterraneo. Una città barocca intrisa di cultura, religione e attualmente vive uno splendore spontaneo, dovuto alle bellezze della sua terra, ma anche alle peculiarità storiche dell’abitato stesso. Le quattro porte di Lecce, il suo nome originale legato ai lupi, i palazzi di tufo e le vie che si districano nella rete urbana che, vissuta di notte o di giorno cambia atmosfera.


Usciamo dal centro abitato e ci dirigiamo a Melendugno con un forte vento contrario. Questo non ci fa desistere e ci ritroviamo alle porte di Melendugno con i ragazzi NO TAP. Francesco non può proseguire oltre il comune di Vernole perché in possesso di un daspo (foglio di via) dal comune di Melendugno e di conseguenza dai cantieri TAP presenti nell’area del comune e sta facendo ricordo per questa ingiustizia.

Salutiamo la nostra guida che passa il testimone ai suoi compagni di lotta che ci portano nelle campagne interessate dall’opera TAP. I protagonisti sono gli ulivi che regnano le strade bianche . Quello che fa storcere il naso sono i segni lasciati dalle bombolette spray o dai nastri gialli e neri, segno dell’abbattimento previsto degli ulivi. Il progetto è quello di potarli, espiantarli e ripiantarli nello stesso punto al passaggio dell’opera. Fino a ora si sono viste solamente decapitazioni degli ulivi stessi mettendo seriamente indubbio l’operato del cantiere


I ragazzi no Tap ci raccontano i tentativi riusciti e non di fermare le così dette potature dove, coraggiosamente, si sono abbracciati agli arbusti o persino arrampicati rischiando seriamente di essere feriti dai tecnici. Ci raccontano di aggressioni da parte di poliziotti oppure da operai stessi, gente salentina che ha deciso di servire la causa di deturpazione della terra.
Lo scempio più grave lo si osserva incrociando i cantieri veri e propri. Perimetri di newjersey con una rete elettrosaldata alta un po’ di metri. Il tutto avvolto da reti in tessuto che “evitano” il lancio di pietre da parte dei manifestanti (o probabilmente serve ai manifestanti ad essere protetti dai lanci di fumogeni fuorilegge o altri oggetti da parte delle forza dell’ordine, abituate a questo tipo di marachelle).
L’arrivo al presidio è spettacolare. Siamo acclamati dai nostri amici NO TAP
Gli striscioni, il presidio davanti ai cancelli del cantiere, le tende e il cibo preparato da tutti: questa è l’atmosfera che abbiamo vissuto in tutti i luoghi che ci hanno accolto, ma a San Foca ha un sapore speciale perché è l’obiettivo del nostro viaggio. Riunirci con i nostri fratelli Salentini e gridare, mangiare, bere insieme unendo una comunità in crescita. L’atmosfera è goliardica. Condividiamo idee, pareri, siamo l’essenza della socialità, e questa cosa non ce la potranno mai togliere.
Facciamo un giro intorno a cantiere seguendo il perimetro delimitato dalle barriere architettoniche, presidiato da poliziotti in tenuta antisommossa, come alla Maddalena di Chiomonte. Ma il nostro umore è alto. Loro sono dentro, in trappola, e noi liberi, far festa tutti assieme.
Non smetteremo mai di ringraziare i no Tap per l’accoglienza ricevuta. Purtroppo il nostro viaggio finisce salendo sul treno del ritorno. Siamo tutti stravolti (non so se dalla pedalata o dal vino, ma poco cambia), ma felici. Ora torniamo a casa a raccontare quello che abbiamo visto con i nostri occhi, non prima di aver sorseggiato ancora dei buoni bicchieri di vino salentino alla stazione.

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