Brindisi-Lecce

Il risveglio è lento, non abbiamo fretta oggi. Francesco, un attivista no Tap di Lecce, deve venirci a “prelevare” e scortare fino a Lecce. Lui è in orario, noi no. Diciamo che stiamo iniziando a far arrabbiare Fulvio a forza di farlo aspettare, o riaprire il furgone e Francesco è testimone silente della nostra disorganizzazione. Salutiamo Barbarella che torna nel suo Abruzzo, e siam felici che lei abbia condiviso con noi parte del viaggio, dimostrando di essere tenace. In partenza per visitare Brindisi e dopo neanche un kilometro ci ritroviamo al Bar, per la seconda colazione. Anche senza la presenza del piccolo comitato “Sigaretta e Bar” ci ritroviamo vittime delle continue tappe.

Guido e Alessia si sono separati da noi per questa giornata. A loro il compito di presenziare alla conferenza indetta dal movimento no tap riguardante il Meccanismo di Esclusione da parte degli organi “superiori” verso le Popolazioni che vivono i territori interessati da grandi opere. Interventi da parte dei No Tav, No Tap e No Carbone, esponendo le loro tematiche, con differenti soggetti, ma simile schema per la gestione dell’opposizione alle opere.
Interventi anche da parte del prof Carducci che pianifica un interrogazione ed un tentativo di interessamento da parte di organi maggiori brandendo le prove di violazione delle convenzioni di Aagos e Parigi riguardanti il clima. Ribadisce il concetto di un interessamento globale riguardo all’inquinamento e non solo a livello locale. IInoltre si passano il microfono i sindaco di Melendugno, l’europarlamentare Eleonora Forenza e Rosa D’amato. Importante l’intervento del sindaco di Melendugno che ricorda l’importante sequestro di un cantiere Tap in attesa di giudizio. Una vittoria per quanto riguarda la legalità.

Intanto il gruppo pedala. Il porto di Brindisi è grande e ne visitiamo solo una parte, ma i suoi viali granitici e la banchina marmorea lo rendono lucente. Le navi di qualsiasi dimensione si muovono continuamente per il porto.

Francesco ci fa uscire da Brindisi in direzione di Lecce. Non riesce a farci vedere da vicino lo scempio industriale della costa, ma fa di meglio. Ce lo fa vedere dal punto di vista dei campi agricoli, su di una strada provinciale, dove si possono scrutare i carciofi germoliati e sullo sfondo le ciminiere del polo petrol-chimico di Brindisi. Francesco e i ragazzi del No Carbone ci assicurano che fino al giorno prima quelle ciminiere emanavano fuoco, spurgo di malfunzionamenti delle centrali. Fiamme di un’altezza che può arrivare a trenta metri, rendendo l’ambiente simile a quello che militari della guerra del golfo potevano scutare quando un pozzo di petrolio veniva dato alle fiamme.

Di fronte a noi c’è un altro mostro ambientale. La centrale a carbone. Si nota solo avvicinandosi verso di essa perché sembra avvolta da una simil nube. Inoltre occorre menzionarla lungo la pedalata perché si incontra un elemento di legame di Brindisi con la Centrale: il nastro trasportatore. Un serpentone necessario a spostare il carbone dalle navi cargo alla centrale stessa. Vedendolo con gli occhi si nota il taglio netto dei campi e la profondità tale da capire perché le falde si siano interrotte.

Francesco ci porta via da questo scenario per altri panorami ben più spettacolari. Si arriva in provincia di Lecce e le coste ricominciano ad essere spettacolari con un acqua cristallina. Non possiamoinunciare a fare un bagno.

Ultima tappa di giornata: le manifatture knoss, centro culturale che risiede all’intero di un’azienda manifatturira dismessa e riconvertita in un centro che unisce una collettività di pensieri. All’interno della struttura ci sono varie attività come: sartoria, bar, concerti, ciclofficin (disponibilissimi a ripararci la bici), foresteria per i viandanti. L’organizzazione ci ha ospitato all’interno dello spazio ritenendo il luogo adatto per le nostre esigenze e ci hanno preso in pieno.

Parliamo con Francesco delle sue motivazioni per quanto riguarda a questione Tap. Originario della Puglia del sud, si sposta a Roma per accorgersi che la vita nella città è per lui sostenibile. Decide che Lecce sarebbe dovuta essere la sua città. Il motivo che un ragazzo, proveniente da una realtà differente, si interessi al Tap è semplicemente fisiologia di un processo imposto da chi vuole imporre l’opera. Al contrario di altre opere, il tap si manifesta aggressivamente reale, pericolosamente vicino alla realtà creando così una discreta risposta popolare a tal punto da rischiare per la propria terra in maniera diretta. Il problema è che si abbia la sensazione che l’organo decisionale di tap non si fermi alla sfera governativa statale o europea,bensì superiore, se si osserva la volontà di realizzazione dell’opera.
La composizione del movimento no Tap è eterogena, soprattutto riguardante le provenienze delle persone. Il Tap è sentito nelle zone limitrofe per l’espansione che avrà e le vite dei salentini non saranno le sole ad essere scombussolate. Dall’altro canto si parla di una terra che ha metabolizzato in ritardo le lotte per la terra. Il Tap non ha ancora l’opposizione che merita quindi, il compito dei No Tap è proprio quello di sensibilizzare la popolazione. Creare consapevolezza per non farsi cogliere impreparati di fronte ad un’opera così dannosa.

Oltre alla solita abbuffata di rito, a pranzo e a cena con leccornie preparate da tutti i nostri amici, siamo ospiti di una tasmissione radio che trasmette in differita durante una jam session alle Knos. Mandiamo Guido, nostro uomo di punta a parlare della nostra esperienza .

E domani primo maggio a Taranto. La strada sarà lunga.

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